| La
Stampa: Com'è nata l'idea di un album dedicato
al Tour De France? |
| Ralf
Hütter: Già nel 1983 avevamo pensato ad un
disco che fosse una specie di colonna sonora per il Tour, ma ne venne fuori
solo un singolo perché cominciammo a lavorare all'album "Technopop", poi
diventato "Electric Cafè". Il ciclismo è una perfetta metafora di quello
che facciamo: è uno sport di gruppo e allo stesso tempo solitario, come
la musica è un'idea individuale ma anche un prodotto collettivo. E' silenzio
e ripetizione: gli unici suoni sono il battito del cuore e il rumore del
respiro, perché una bicicletta che funziona bene non si fa sentire. |
| La
Stampa: Il cuore e il respiro: come in "Elektrocardiogramm"?
|
| Ralf
Hütter: Sì, ma tutte le canzoni dell'album
raccontano i vari aspetti dell'attività agonistica: la preparazione, le
tappe a cronometro, quelle in montagna, perfino le vitamine e i sali minerali
necessari per tenersi in forma. |
| La
Stampa: Avete partecipato al Tour come corridori?
|
| Ralf
Hütter: Abbiamo corso alcune tappe. Quest'anno
siamo stati invitati come ospiti a seguire il Tour in elicottero. |
| La
Stampa: L'autostrada, il treno e ora la bicicletta.
C'è un rapporto tra la musica dei Kraftwerk e il movimento? |
| Ralf
Hütter: La musica si muove, cambia, va sempre
avanti. "Autobahn" era una specie di raga pensato per l'ascolto in automobile,
il Trans Europe Express esprimeva un legame tra le culture d'Europa, la
bicicletta è armonia totale tra macchina e uomo. |
| La
Stampa: Come mai sono passati diciassette anni
prima di pubblicare un album completamente nuovo? |
| Ralf
Hütter: In questo periodo non siamo stati
inattivi: abbiamo ristrutturato il nostro studio, creando un archivio digitale
che contiene in un computer portatile tutti i suoni degli strumenti usati
nei nostri dischi, ci siamo occupati computer grafica con Emil Schultz (storico
collaboratore della band), abbiamo lavorato ad un album di remix e ad un
brano per l'esposizione universale di Hannover. |
| La
Stampa: Così ora non avete strumenti musicali:
solo computer e software. Li programmate da soli? |
| Ralf
Hütter: No, ci pensano gli ingegneri del
suono, come Henning Schmitz, che ora è un membro della band, con Florian
Schneider e Fritz Hilpert. Siamo anche collaudatori per diverse ditte che
producono software musicale. Il vantaggio di adoperare una piattaforma interamente
digitale è enorme, se pensiamo che nel 1998 per le tournée servivano tonnellate
di attrezzature delicate e costose da trasportare. Ora abbiamo tutto in
una ventiquattrore e non temiamo il freddo del Giappone né il caldo dell'Australia:
possiamo concentrarci sui suoni e dimenticare le macchine. |
| La
Stampa: La musica elettronica attuale sembra attratta
dal lato oscuro delle macchine, mentre voi continuate a sostenere un ideale
di progresso idillico e ottimista. |
| Ralf
Hütter: La tecnologia è liberatoria e divertente,
perché permette di creare ritmi e melodie partendo dalle fonti più diverse:
il motore di un'automobile, l'ambiente, un pezzo di metallo. La nostra musica
è una specie di folk dell'era elettronica. |
| La
Stampa: I Kraftwerk, la band più tedesca che sia
mai nata in Germania, hanno creato un genere che ha conquistato il mondo.
Come spiega questo successo? |
| Ralf
Hütter: Nella Germania del dopoguerra non
c'era un linguaggio musicale originale, si copiava dal pop inglese o americano.
Così abbiamo cominciato da zero e con gli anni abbiamo sviluppato una forma
di comunicazione diversa da tutti gli altri. |
| La
Stampa: Che prescinde anche dalla lingua… |
| Ralf
Hütter: Abbiamo cantato in molte lingue,
anche in italiano, perché vogliamo che la gente ci capisca, ma alcune scelte
sono nate dal suono delle parole. "Tour de France 2003", ad esempio, l'abbiamo
provata in tedesco, ma non funzionava: il vero spirito della canzone si
coglie solo col francese. |
| La
Stampa: Decine di musicisti hanno interpretato
brani dei Kraftwerk, molti ne hanno usato degli spezzoni per campionarli.
Come vi comportate in questi casi? |
| Ralf
Hütter: In genere lo consideriamo un apprezzamento
per il nostro lavoro. La versione di Siouxsie di "Hall Of Mirrors" è straordinaria,
come gli arrangiamenti di Alexander Balanescu per quartetto d'archi. Anche
il disco di Señor Coconut ci è piaciuto molto. |
| La
Stampa: E David Bowie? Anni fa si era parlato
di una possibile collaborazione. |
| Ralf
Hütter: Ci siamo incontrati prima che si
trasferisse a Berlino per registrare i tre album elettronici ("Low", "Heroes"
e "Lodger"), abbiamo discusso a lungo, ma una collaborazione non si è mai
concretizzata per i rispettivi impegni. |
| La
Stampa: Porterete in concerto le musiche di "Tour
de France"? |
| Ralf
Hütter: Stiamo preparando uno spettacolo
multimediale che dovrebbe partire all'inizio del prossimo anno. Dopo l'esperienza
alla Citè de la Musique di Parigi vorremmo suonare in luoghi insoliti anche
dal punto di vista architettonico. In Italia ce ne sono molti; a Torino,
poi, c'è quel palazzo con una pista per le automobili sul tetto: sarebbe
perfetto. |
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Interview
to Bruno Ruffilli
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| Originally
translated from ´Dazed and Confused´ magazine - Issue October
2003 |
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