La Stampa - Ralf Hütter - 22/08/2003
(Italian Version)
La Stampa: Com'è nata l'idea di un album dedicato al Tour De France?
Ralf Hütter: Già nel 1983 avevamo pensato ad un disco che fosse una specie di colonna sonora per il Tour, ma ne venne fuori solo un singolo perché cominciammo a lavorare all'album "Technopop", poi diventato "Electric Cafè". Il ciclismo è una perfetta metafora di quello che facciamo: è uno sport di gruppo e allo stesso tempo solitario, come la musica è un'idea individuale ma anche un prodotto collettivo. E' silenzio e ripetizione: gli unici suoni sono il battito del cuore e il rumore del respiro, perché una bicicletta che funziona bene non si fa sentire.
La Stampa: Il cuore e il respiro: come in "Elektrocardiogramm"?
Ralf Hütter: Sì, ma tutte le canzoni dell'album raccontano i vari aspetti dell'attività agonistica: la preparazione, le tappe a cronometro, quelle in montagna, perfino le vitamine e i sali minerali necessari per tenersi in forma.
La Stampa: Avete partecipato al Tour come corridori?
Ralf Hütter: Abbiamo corso alcune tappe. Quest'anno siamo stati invitati come ospiti a seguire il Tour in elicottero.
La Stampa: L'autostrada, il treno e ora la bicicletta. C'è un rapporto tra la musica dei Kraftwerk e il movimento?
Ralf Hütter: La musica si muove, cambia, va sempre avanti. "Autobahn" era una specie di raga pensato per l'ascolto in automobile, il Trans Europe Express esprimeva un legame tra le culture d'Europa, la bicicletta è armonia totale tra macchina e uomo.
La Stampa: Come mai sono passati diciassette anni prima di pubblicare un album completamente nuovo?
Ralf Hütter: In questo periodo non siamo stati inattivi: abbiamo ristrutturato il nostro studio, creando un archivio digitale che contiene in un computer portatile tutti i suoni degli strumenti usati nei nostri dischi, ci siamo occupati computer grafica con Emil Schultz (storico collaboratore della band), abbiamo lavorato ad un album di remix e ad un brano per l'esposizione universale di Hannover.
La Stampa: Così ora non avete strumenti musicali: solo computer e software. Li programmate da soli?
Ralf Hütter: No, ci pensano gli ingegneri del suono, come Henning Schmitz, che ora è un membro della band, con Florian Schneider e Fritz Hilpert. Siamo anche collaudatori per diverse ditte che producono software musicale. Il vantaggio di adoperare una piattaforma interamente digitale è enorme, se pensiamo che nel 1998 per le tournée servivano tonnellate di attrezzature delicate e costose da trasportare. Ora abbiamo tutto in una ventiquattrore e non temiamo il freddo del Giappone né il caldo dell'Australia: possiamo concentrarci sui suoni e dimenticare le macchine.
La Stampa: La musica elettronica attuale sembra attratta dal lato oscuro delle macchine, mentre voi continuate a sostenere un ideale di progresso idillico e ottimista.
Ralf Hütter: La tecnologia è liberatoria e divertente, perché permette di creare ritmi e melodie partendo dalle fonti più diverse: il motore di un'automobile, l'ambiente, un pezzo di metallo. La nostra musica è una specie di folk dell'era elettronica.
La Stampa: I Kraftwerk, la band più tedesca che sia mai nata in Germania, hanno creato un genere che ha conquistato il mondo. Come spiega questo successo?
Ralf Hütter: Nella Germania del dopoguerra non c'era un linguaggio musicale originale, si copiava dal pop inglese o americano. Così abbiamo cominciato da zero e con gli anni abbiamo sviluppato una forma di comunicazione diversa da tutti gli altri.
La Stampa: Che prescinde anche dalla lingua…
Ralf Hütter: Abbiamo cantato in molte lingue, anche in italiano, perché vogliamo che la gente ci capisca, ma alcune scelte sono nate dal suono delle parole. "Tour de France 2003", ad esempio, l'abbiamo provata in tedesco, ma non funzionava: il vero spirito della canzone si coglie solo col francese.
La Stampa: Decine di musicisti hanno interpretato brani dei Kraftwerk, molti ne hanno usato degli spezzoni per campionarli. Come vi comportate in questi casi?
Ralf Hütter: In genere lo consideriamo un apprezzamento per il nostro lavoro. La versione di Siouxsie di "Hall Of Mirrors" è straordinaria, come gli arrangiamenti di Alexander Balanescu per quartetto d'archi. Anche il disco di Señor Coconut ci è piaciuto molto.
La Stampa: E David Bowie? Anni fa si era parlato di una possibile collaborazione.
Ralf Hütter: Ci siamo incontrati prima che si trasferisse a Berlino per registrare i tre album elettronici ("Low", "Heroes" e "Lodger"), abbiamo discusso a lungo, ma una collaborazione non si è mai concretizzata per i rispettivi impegni.
La Stampa: Porterete in concerto le musiche di "Tour de France"?
Ralf Hütter: Stiamo preparando uno spettacolo multimediale che dovrebbe partire all'inizio del prossimo anno. Dopo l'esperienza alla Citè de la Musique di Parigi vorremmo suonare in luoghi insoliti anche dal punto di vista architettonico. In Italia ce ne sono molti; a Torino, poi, c'è quel palazzo con una pista per le automobili sul tetto: sarebbe perfetto.
Interview to Bruno Ruffilli
Originally translated from ´Dazed and Confused´ magazine - Issue October 2003


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Updated: November 25, 2007